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11 SETTEMBRE: GIORNATA DI QUALE MEMORIA?

Il ricordo e la condanna dell'evento vengono ricordati ogni anno, ma come spesso accade nel mondo occidentale, c'è sempre qualcosa che stona in queste commemorazioni.


 

L'11 Settembre è una data che a tutti e a tutte non può che ricordare quanto successo nel 2001, con il crollo delle torri gemelle in quello che venne dichiarato come il più grande attacco mai avvenuto sul suolo americano.

Ogni anno si ricorda quell'evento, con un conteggio delle vittime che continua a salire a due decenni di distanza, per chi ancora perde la vita per le malattie avute a conseguenza delle polveri inalate dopo il crollo delle due torri e per un sistema sanitario che lascia senza cura moltissimi cittadini.


Il ricordo e la condanna dell'evento vengono ricordati ogni anno, ma come spesso accade nel mondo occidentale, c'è sempre qualcosa che stona in queste commemorazioni.


Nell'11 settembre morirono quasi 3000 persone. Negli eventi che vi susseguirono, l'invasione di Afghanistan e Iraq, si contano rispettivamente circa 150.000 morti per ognuno dei paesi invasi, in un rapporto di 1 a 100.

Se si fanno dei passi indietro, la retorica degli attacchi subiti dagli Stati Uniti diventa ancora più stridula: dopo l'attacco giapponese a Pearl Harbor (circa 2500 morti), l'ingresso degli USA nella seconda guerra mondiale portò ad alcuni attacchi di una certa rilevanza. Anche grazie al dibattito scatenato dall'uscita recente del film Oppenheimer, si sta tornando a parlare dell'uso morale dell'atomica, che causò istantaneamente 250.000 morti tra Hiroshima e Nagasaki con centinaia di migliaia di vittime per gli effetti delle radiazioni negli anni e decenni successivi.


Ma oltre quell'attacco altri massacri sono stati compiuti dalle forze alleate, con una lunga serie di bombardamenti a tappeto iniziati alla fine del 1942 causando, solo in Europa, più di 600.000 morti tra i civili anche quando la guerra ormai era persa per le forze dell'asse (a questo proposito basta ricordare la distruzione totale di Dresda avvenuta all'inizio nel febbraio 1945, due mesi prima della capitolazione del Reich).

Oltre alle citate esplosioni atomiche, anche il fronte del Pacifico fu teatro di questo tipo di operazioni: nel corso di tre anni di bombardamenti , a Tokyo morirono più di 200.000 persone.


Le vittime sono tali, e ogni vita vale e difficilmente può essere misurata statisticamente.

È però evidente la sproporzione tra i grandi attacchi subiti dagli USA e le risposte date successivamente.

In entrambi i casi, Pearl Harbor e l'11 Settembre sono stati eventi che scatenarono l'ingresso degli Stati Uniti prima nella seconda guerra mondiale, e poi legittimarono le invasioni di Iraq e Afghanistan.

Le teorie sul rapporto tra questi eventi e il ruolo degli USA in queste guerre lo lasceremo ad altre riflessioni, ma ai più è oramai noto.


La differenza politica e culturale che è stata costruita attorno a questi eventi ne ha fatto giornate da ricordare, o da dimenticare: pochi o pochissimi ricordano la data dello sgancio delle atomiche su Hiroshima e Nagasaki o degli altri eventi citati. Gli attacchi americani sono tutti ricondotti a conseguenze della "guerra" come se questa legittimasse morti e aggressioni anche totalmente sproporzionate rispetto agli obiettivi militari da condurre o che colpissero in particolare i civili. L'utilizzo invece della categoria di "terrorismo" ha sempre provato a sottolineare il peso di morti incolpevoli e improvvise, scollegate da motivi di guerra o simili. Una categoria che nel nostro paese conosciamo molto bene, e che per 20 anni è stata utilizzata in Italia per derubricare un conflitto civile e di classe ad azione di qualche squilibrato. I morti di guerra sono tollerabili, quelli de terrorismo dei crimini indicibili: forse è qui che la vita ha due pesi e due misure.


Oggi è sicuramente il giorno della memoria per migliaia di persone che probabilmente poco c'entravano con tutti i meccanismi politici, economici e bellici che hanno portato all'attacco dell'11 Settembre e alle sue conseguenze, ma deve sempre essere il giorno della memoria di tutti coloro i quali non vengono ricordati negli speciali televisivi, nei kolossal hollywoodiani, dalle penne dei grandi giornali.

Perché se i morti son morti, e hanno tutti uguali dignità, allora la memoria dev'essere un esercizio collettivo che va al di là della retorica, e che prova a ricostruire storicamente le colpe dell'imperialismo e di quel sistema economico e politico che più di tutti ha prodotto morti violente in tutta la storia dell'umanità, e che è l'unico che dovrebbe crollare sotto il peso delle sue responsabilità e della nostra spinta a un cambiamento rivoluzionario

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