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8 MARZO DI LOTTA!

Updated: Mar 15


 

L’8 Marzo come abitanti del quartiere di Bagnoli, disoccupatx, lavoratorx, studentx, militanti e attivistx saremo in presidio all’ex Asl e consultorio di via Enea, per rivendicarne la riapertura, insieme a tutti gli altri consultori e plessi di medicina territoriale che sono stati chiusi negli ultimi anni.

Già da alcuni anni ci siamo mobilitatx sul quartiere per richiedere la riapertura immediata del plesso di Via Enea, dove i lavori di ripristino intrapresi sono stati bloccati dopo qualche mese. Abbiamo tentato senza successo di ottenere un’interlocuzione con la direzione dell’Asl NA1 per ottenere un tavolo permanente che possa garantire il controllo popolare del processo, e per trovare una soluzione provvisoria durante i lavori, che dureranno alcuni anni.

La chiusura definitiva del polo, poco prima dell'inizio della pandemia, ha acuito tante contraddizioni: l'insufficienza delle strutture, del numero di personale sanitario e dei presidi di sanità territoriale. Inoltre nella nostra città, ma anche a livello nazionale, c’è una forte carenza di consultori, che dovrebbero prevedere la presenza di varie figure professionali come psicologx, medicx e in particolare ginecologx.

Inoltre, dovrebbe essere garantito uno spazio giovani dove possano essere realizzati programmi di educazione sessuale da realizzare con adolescenti e ragazzx, che nelle scuole manca completamente; e che è in buona parte conseguenza della convinzione borghese e patriarcale, molto influenzata dalla dottrina cattolica, che la sessualità e il sesso, e quindi l’educazione alla sessualità e all’affettività, siano una questione privata da risolvere in famiglia.

I consultori dovrebbero garantire iniziative di screening e prevenzione per la salute riproduttiva come corsi gratuiti di autopalpazione, screening mammografici e iniziative di prevenzione per le malattie sessualmente trasmissibili. Ciò si scontra con il tema molto più ampio rispetto al modello di sanità pubblica: un modello che si basa molto poco sulla prevenzione, e molto di più sul “ti ammali, ti curo”, garantendo una base minima di prestazioni sanitarie a tutti.

I consultori, come servizi sociosanitari integrati di base, sono stati istituiti dalla legge 405 del 1975, e la legge 34/1996 prevede un consultorio ogni 20.000 abitanti: in Italia attualmente sono 1800 i consultori attivi. Nella nostra città, nel corso degli anni, diversi consultori sono stati chiusi e mai più riaperti e, attualmente, 12 sono quelli attivi sul territorio napoletano. Il dato, già drammatico sul territorio nazionale, raggiunge proporzioni allarmanti in Campania e a Napoli. Anche se presenti, queste strutture non sono sempre di facile accesso, a causa di orari limitati, servizi mancanti e informazioni pubbliche non sempre chiare e aggiornate.

Anche il ruolo svolto dal personale sanitario è essenziale per garantire un'accoglienza e una presa in carico non giudicante e che renda lo spazio sicuro e attraversabile da tutte le soggettività.

Rispetto alla tematica della salute delle donne si potrebbe aprire un discorso molto ampio: si potrebbe affrontare il tema delle malattie maggiormente femminili come l’endometriosi e la vulvodinia (incidenza rispettivamente del 15% e del 18% tra le donne in età fertile), che non sono riconosciute dal SSN, e a causa di ciò le donne sono costrette a pagare interamente farmaci e cure; oppure rispetto al tema dell’aborto: per legge è riconosciuto il diritto all’IVG ma nella pratica ci viene quotidianamente negato, basti pensare all’enorme numero di obiettori di coscienza presenti nelle strutture pubbliche, che rende di difficile accesso questa pratica medica a moltissime gestanti. Ad oggi, la mancata applicazione delle linee guida ministeriali del 2020 in tema di aborto farmacologico e possibilità di effettuarlo in consultorio è un altro esempio di diritti negati.


Questo della salute si può considerare come solo uno dei tanti esempi di come le donne proletarie siano doppiamente colpite: non possono accedere all’ivg in strutture private, non possono acquistare farmaci per l’endometriosi o la vulvodinia senza prescrizione, non possono pagare visite specialistiche private (che arrivano anche a centinaia di euro a prestazione) o esami di screening come ecografie, mammografie, etc.

Quello della salute è solo lo specchio di questo stato di doppia oppressione: sottoposte a salari più bassi, contratti più precari, spesso part-time, e in generale condizioni di lavoro meno stabili, a noi donne è anche appaltata la cura dei figli e spesso di parenti anziani, nonché la gestione della casa.

In un sistema economico dove la divisione del lavoro è ancora intrinsecamente sessuata, è evidente come la sottomissione della donna è propedeutica al funzionamento del sistema.

Quello maschile rappresenta il genere del rapporto di produzione che disciplina socialmente non solo la forma del lavoro, ma la forma della vita sociale in genere; se in alcuni paesi il capitale si mostrerebbe in grado di superare lo strumento della famiglia patriarcale come luogo di controllo sociale, in fasi di crisi e nei luoghi in cui essa si presenta maggiormente, tale rapporto viene re-inserito come elemento di freno e di blocco delle forze produttive. Anche nelle forme di welfare sociale in cui lo Stato “spalma” la funzione di cura e riproduzione femminile , il capitale non si è liberato della necessità di riprodurre forza-lavoro anche in ambito privato, e ha bisogno della famiglia monogamica come “elemento da controllare e che si controlla come riproduttivo” (non a caso l’istituzione familiare viene riproposta e rafforzata proprio in fase di crisi).

È per tale motivo che il rapporto tra i generi è stato uno degli assi portanti della costruzione del personaggio politico di Giorgia Meloni prima, e della volontà di trasformazione politica dello Stato e del potere esecutivo (si veda la riforma del “Premierato”) poi.

La riproposizione forte di un modello ideologico maschile che vede la madre donna e madre non rappresenta una svolta “improvvisa a destra”, piuttosto recupera e rende palese il modello dell’economia capitalista ma in una chiave politicamente più esplicita e stavolta necessaria alla gestione della crisi. Le scelte di gestione economica del Governo Meloni mostrano ciò che finora abbiamo affermato, in termini di tagli, destinazione dei fondi e in termini di propaganda.

All’interno della manovra finanziaria, oltre alla flat tax e all’aumento della progressività, grande rilievo è stato assunto dalla riforma pensionistica, entro la quale assume centralità l’Opzione Donna. Inizialmente presentato come prepensionamento destinato alle lavoratrici, l’Opzione Donna resta riservato alle lavoratrici in condizione di fragilità o per quelle che hanno maturato il requisito contributivo di 35 anni. Nel giro di pochi mesi l’età anagrafica prevista è aumentata da 60 a 61 anni e il numero di donne che rientra nel range stabilito continua ad essere estremamente basso, pertanto, non ci saranno nuovi accessi.

Inoltre c’è un definanziamento costante ai servizi sociali e alla sanità, se osserviamo il PIL italiano complessivo oggi il finanziamento della sanità pubblica è stato ridotto di una cifra di percentuale (oggi siamo al 6%); denaro che, in un contesto di guerra imperialista, viene tolto alla spesa sociale e utilizzato per la spesa militare in costante aumento, a dimostrazione che il costo della guerra viene sempre più scaricato sui proletarx.


Infine, di fronte al moltiplicarsi dei casi e dell’efferatezza delle violenze di genere l’opzione più comoda e conveniente è stata quella di ergere un muro di difesa alle possibili critiche sistemiche e strutturali: non si deve parlare di società patriarcale, di connessione inscindibile tra sistema produttivo attuale e oppressione di genere, ma bisogna creare il mostro da sbattere in prima pagina e poi in galera. L’obiettivo di una tale politica è quello di creare un nemico nell’immaginario collettivo su cui ricadano tutte le responsabilità.

NON PAGHEREMO LA VOSTRA CRISI E LE VOSTRE GUERRE!

PIU’ CONSULTORI E CENTRI ANTIVIOLENZA

DIRITTO ALL’ABORTO LIBERO E SICURO

PIU’ PLESSI DI MEDICINA TERRITORIALE

PRESIDIO H 10,30 EX ASL-CONSULTORIO DI BAGNOLI, VIA ENEA 20

CORTEO H 14,30 PIAZZA GARIBALDI

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