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DALLA VAL SUSA A COSENZA, DA TORINO A NAPOLI: GIU’ LE MANI DA CHI LOTTA!

Da Napoli a Torino, da Pistoia a Cosenza, il tentativo di ridurre al silenzio chi si oppone a questo sistema non passerà


 

Sono passati 5 anni dall’11 marzo 2017, quando migliaia di persone scesero in piazza a Napoli per contestare il primo comizio di Matteo Salvini previsto in città.

Nove manifestanti sono stati scelti come capri espiatori per quella giornata di resistenza e rabbia collettivi sono tuttora imputati di "devastazione e saccheggio".


In questi 5 anni, da Nord a Sud, abbiamo assistito ad una vera e propria escalation repressiva.

Pochi giorni fa a Pistoia, studenti e studentesse sono stati schiaffeggiati/e dalla vice preside e minacciati/e dalla polizia mentre occupavano la propria scuola per denunciare gravissimi episodi di intolleranza e omofobia.

Ieri, tra Torino e la Val Susa, è scattata una nuova operazione di polizia ai danni di 13 attivisti NoTav e del centro sociale Askatasuna con misure che vanno dai fogli di via dai comuni della Val di Susa e obblighi di firma, fino ai domiciliari e al carcere.


Mentre scriviamo a Napoli c’è stata una nuova giornata di mobilitazione del Movimento di Lotta - Disoccupati "7 Novembre" con la Questura ad informare che la delegazione che sarebbe dovuta salire in prefettura non poteva essere composta da chi ha gli avvisi orali come Eddy, Maria e Antonio.

Disoccupati disoccupate che oggi affrontano in tribunale una nuova udienza per uno dei tanti procedimenti mentre lunedì a Catanzaro si discuterà la proposta di Sorveglianza Speciale avanzata nei confronti di Jessica, attivista cosentina inquisita per aver preso parte alle iniziative messe in atto dai movimenti cittadini in difesa di diritti fondamentali, come quello alla salute, al lavoro e all’abitare.


L’intera società oggi deve essere il riflesso ideologico dello “zero conflitto” che la borghesia vorrebbe imporre, soprattutto in tempi di crisi economica così devastante.

Per gli sfruttatori l’esigenza diventa quella di prevenire e poi reprimere ogni tentativo di lotta che possa anche solo potenzialmente spingere verso una società che li cancellerebbe come classe dominante e privilegiata.


Se è vero quindi che una lotta contro i meccanismi repressivi non può essere slegata da una lotta quotidiana contro il sistema economico e sociale che li produce, tra le necessità più immediate bisogna stare vicini/e a chi viene represso/a.

Da Napoli a Torino, da Pistoia a Cosenza, il tentativo di ridurre al silenzio chi si oppone a questo sistema non passerà.

Al fianco di chi subisce la repressione, uniti/e vinciamo!

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