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GENERALIZZIAMO LA LOTTA: RILANCIAMO LA MOBILITAZIONE

al fianco dei/le disoccupati/e


 

La lotta per il lavoro è storicamente una delle principali battaglie rivendicative portate avanti per il miglioramento delle condizioni di vita nella città di Napoli. La disoccupazione è sempre stata la piaga che trascinava nella povertà e nella marginalità gran parte dei suoi abitanti.

Una condizione che, al netto di trasformazioni avvenute o ancora in corso del tessuto produttivo, economico e sociale della metropoli napoletana, persiste tutt’oggi. Il tasso di disoccupazione totale ufficiale - con fortissime oscillazioni per fasce d’età- si attesta attorno al 21%: a questa percentuale si deve aggiungere anche chi, tri giovani in particolare, non risulta in cerca di lavoro.

Sono considerazioni talvolta banali e conosciute ai più ma utili a spiegare il motivo per cui, storicamente, i Movimenti di Lotta per il Lavoro sono stati tra i più partecipati e combattivi della città. Gli sfruttati e le sfruttate oggi subiscono ancora troppo passivamente i piani padronali e l’acuirsi della crisi. Tra gli esempi di controtendenza, di lotte che sono riuscite a costruire un immaginario collettivo di conflittualità proletaria, possiamo inserire i disoccupati e le disoccupate di Napoli, organizzati/e nel Movimento di lotta “Disoccupati 7 novembre”.

Da più di 9 anni questo movimento, unitamente dall’estate scorsa al “Cantiere 167 Scampia”, si batte per la conquista di un lavoro stabile e sicuro. Una lotta, condotta da centinaia di “ultimi”, con alcuni elementi connotanti che vorremmo analizzare per poter condividere delle nostre riflessioni:

  • I disoccupati organizzati sono un presidio di lotta che nella sua dimensione pubblica ha garantito trasparenza e reale democrazia. Ogni incontro istituzionale, ogni momento di piazza, ogni proposta, è stato discusso/ragionato/comunicato collettivamente in assemblee, dibattiti, aggiornamenti, pubblici e interni al movimento. Essere partecipi della vita quotidiana del movimento permette di avere un quadro completo di quello che è l'andamento della vertenza in corso. Moltissimi, ancora oggi dopo 9 anni, provano ad inquinare questo percorso che da sempre ha osteggiato, clientelarismo, favoritismi e raccomandazioni, opponendo alle dinamiche di potere e all’assenza di protagonismo proletario, l’organizzazione di tanti disoccupati e disoccupate.

  • Nel corso degli anni il Movimento ha proposto più volte delle possibilità occupazionali; a volte, le istituzioni stesse hanno indicato una serie di possibilità di soluzione della vertenza della platea dei disoccupati organizzati, che hanno valutato passo dopo passo come positive o meno per una soluzione indicate. Neanche tre settimane fa, dopo un martirio di tavoli ed incontri interistituzionali, i Movimenti dei disoccupati erano in attesa degli ultimi adempimenti per poter iniziare ad intravedere l'inizio di un percorso circa la formazione e l'inserimento al lavoro in progetti di pubblica utilità nei settori della tutela dell'ambiente, del territorio, della città e del potenziamento dei servizi sociali. Un impegno puntualmente slittato per motivi mai chiariti. Senza neanche degnarsi di avvisare, di comunicare le ulteriori problematiche emerse, di capire quali fossero le alternative tecniche su cui si stesse discutendo, le istituzioni locali si sono assunte la responsabilità di lasciare per strada senza notizie oltre 600 giovani, famiglie, mamme e padri dalla mattina alla sera. Sembra quasi che, riconosciuta ufficialmente anche dagli organi dello Stato la situazione di indigenza e difficoltà, bisogna far sudare ogni briciola che verrà concessa ai disoccupati e alle disoccupate. In molti, dentro al movimento, oramai lo dicono con chiarezza: “ci vogliono far spantecare”. Portare alla stanchezza, alla sfiducia. Tutto ciò non è affatto casuale. Ogni singolo iscritto o iscritta, oramai, sa fin troppo bene che il piano di gestione della vertenza, da parte delle istituzioni locali e nazionali, è tutto politico, questo aldilà del costante tentativo di ridurre spesso la lotta ad un problema di ordine pubblico (su questo torneremo alla fine). Esistono sicuramente burocrazie e articolazioni istituzionali e di potere che confliggono in termini di attribuzioni di potere, posizioni, valutazioni, interessi, creando rallentamenti e corto circuiti; esiste una ingovernabilità, legata alla crisi economica e ai venti di guerra che soffiano impetuosi e che sconvolgono i piani padronali e governativi; corruzione, clientelismo e malaffari, interessi economici, imperano quando si tratta di gestire la disoccupazione, i centri per l’impiego, concorsi pubblici, politiche attive per il lavoro, gestione e superamento della disoccupazione. Ma il problema più, per gli organici politici istituzionali – e per gli organi repressivi- è ciò che questi movimenti di lotta hanno espresso e continuano ad esprimere. Ed è questo che spiega più di tutto i ritardi, le mancanze, i rinvii, le assenze di risposte delle istituzioni.

  • La battaglia dei disoccupati e delle disoccupate di Napoli ha più volte riportato alla luce temi di interesse generale a partire da una battaglia rivendicativa specifica. Dentro questa esperienza sono nate avanguardie politicamente avanzate. La presenza di queste avanguardie è riuscita a garantire che la battaglia specifica sul lavoro, per sua natura legata alla necessità di miglioramento immediato delle condizioni di vita e a dei bisogni immediati, si proiettasse su un terreno politico di messa in discussione complessiva dell’intero sistema di relazioni economiche e sociali capitalistiche. Negli anni questa lotta ha dimostrato la capacità di saper connettere temi vertenziali e “immediati” alla irrinunciabile prospettiva dell’abbattimento del sistema salariale e alla costruzione di una società senza vincolo di proprietà privata dei mezzi di produzione. Tutto questo si traduce, ad esempio, nell’unire la rivendicazione del lavoro per i disoccupati alla lotta per la diminuzione generalizzata della giornata lavorativa a parità di salario. Più passa il tempo e più esiste una consapevolezza diffusa nella platea intera e non solo negli elementi più politicizzati.

  • Le iniziative politiche lanciate - il corteo organizzato con il Collettivo di fabbrica Gkn a Novembre o l’incendio delle bollette il settembre scorso che ha fatto nascere di fatto il movimento “Noi non Paghiamo” - al pari dei cori lanciati nell’ultimo corteo di qualche giorno fa, quando centinaia di disoccupati e disoccupate si sono presi la città intonando slogan per il lavoro ma anche contro l’aumento delle spese militari, la repressione o l’attacco al reddito di cittadinanza, dimostrano una capacità , oramai diffusa tra iscritti ed iscritte, di inquadrare perfettamente la propria vertenza nella lotta più complessiva all’intero sistema economico e sociale capitalista. La lotta di classe al posto del “mi arrangio per fatti miei e tiro a campare” come unico strumento di emancipazione collettiva, è diventato il punto di partenza per chi, secondo il funzionamento di questo sistema economico e sociale, deve essere sfruttato e vivere emarginato senza fiatare e senza provare a cambiare le cose. Gli ultimissimi e le ultimissime delle periferie e dei quartieri popolari mortificati e violentati dalla gentrificazione, hanno preso in mano il proprio destino. Smettendo di “camminare” sotta 'o muro”, tanti proletari e tante proletarie stanno provando a costruire collettivamente un copione diverso da quello mainstream fatto di un numero enorme di serie TV, film, fiction, libri, che parlano di Napoli e della sua bellezza, ma di una bellezza dannata che sembra non debba o possa mai fare a meno di quelle contraddizioni- marginalità, disoccupazione, abbandono, degrado, diseguaglianze- tanto diffuse qui come in tantissime altre metropoli.

  • Aldilà delle narrazioni più o meno stereotipate e tossiche, ingenti flussi di denaro sono in arrivo nelle città. Una ricchezza che, però, nessuno dei quartieri popolari e periferici della città vede in termini di miglioramento delle proprie condizioni di vita e di lavoro. Condizioni in costantemente peggioramento per le scelte del nuovo governo meloni che, come quelli precedenti, scarica i costi della crisi economica, delle scelte padronali e dello scontro inter-imperialista in atto, sugli strati più poveri e in difficoltà della popolazione e sulla classe lavoratrice. La misura che più di tutte sintetizza l’indirizzo antiproletario di questo governo è stato l’attacco frontale- politico-ideologico materiale- al reddito di cittadinanza, misura probabilmente insufficiente e limitata ma in grado, soprattutto al Sud, di porre un freno ai salari da fame e ad ovviare a condizioni di povertà sempre più dilaganti e drammatiche. Ai disoccupati e alle disoccupate in lotta per il lavoro, risulta evidente che la priorità, dettata da Confindustria e perseguita con il massimo dello zelo dall'attuale esecutivo, sia quella di eliminare qualsiasi ostacolo nella costruzione di un meccanismo di rastrellamento sempre più efficace della manodopera, aumentando la concorrenza tra diversi segmenti della forza lavoro in funzione di un ulteriore abbassamento del livello generale dei salari a cui si sta già affiancando , come elemento di ulteriore ricatto, l’eliminazione progressiva di qualsiasi forma di tutela e sostegno agli strati popolari. Dinanzi a tutto ciò, in tutti gli appuntamenti di piazza, nelle iniziative pubbliche o nei documenti, i movimenti dei disoccupati organizzati hanno rilanciato la necessità di unire le lotte, tutte le lotte, della classe sfruttata per non soccombere dinanzi all’attacco padronale. Domenica scorsa, a partire proprio da questi ragionamenti, il percorso “lotto al sud” nato in occasione del “Convergiamo al sud” organizzata dal Movimento 7 Novembre (che in quella occasione organizzò un tour di lancio in decine di città siciliane, calabresi, pugliesi), ha convocato un’assemblea online in cui, dopo aver condiviso riflessioni sulla fase che stiamo attraversando, ha valutato come necessario la creazione di iniziative dislocate contro l’attacco al reddito, la moltiplicazione di strumenti di inchiesta e di presenza sui territori, un primo maggio di lotta al sud che rafforzi l’unità delle lotte tra tutti gli sfruttati e le sfruttate.

  • La prospettiva, tracciata da questa dura battaglia per il lavoro, è riuscita non solo ad individuare soluzioni vertenziali alla problematica immediata, ma è diventata punto di riferimento per nuova stagione di conflittualità contro la precarietà e il carovita, nucleo attorno al quale e volano attraverso cui rilanciare una battaglia per la nostra emancipazione collettiva. L’unità di classe tra proletari provenienti da quartieri diversi che lottano fianco a fianco - cosa non affatto scontata in una città come Napoli- e l’unità tra disoccupati e lavoratori -in piazza sempre presenti assieme ai compagni e alle compagne del si cobas- non è un feticcio da sventolare ma una prospettiva irrinunciabile da costruire giorno dopo giorno nel fuoco della lotta di classe. Uno sforzo quotidiano complesso, articolato e non immune da contraddizioni, fortemente osteggiato dalle istituzioni e dagli organi repressivi.

  • L'atteggiamento delle istituzioni, il clima crescente di criminalizzazione della lotta dei disoccupati, le strumentalizzazioni mediatiche, la mancanza di rispetto verso le vite dei proletari, i rinvii continui assieme alla totale mancata comunicazione sui motivi di tali ritardi sugli impegni assunti sta creando un malcontento enorme che inevitabilmente si scarica sul piano dell'ordine pubblico nonostante l’enorme sforzo politico che abbiamo provato a descrivere nelle righe precedenti. Un piano, bisogna essere chiari, che ogni disoccupato e disoccupata sta affrontando consapevole dei tentativi di strumentalizzazione e di depoliticizzazione sempre in agguato.

Del resto, dinanzi ad una crisi economica del genere, chi non sa come mettere il piatto a tavola ha una urgenza enorme di migliorare le proprie condizioni di vita, non si lascia certamente intimidire da denunce o manganellate ordinate da chi vorrebbe che nulla cambi per mantenere inalterati privilegi per pochi e miseria per molti/e. Per gli sfruttatori l’unica esigenza diventa quella di prevenire e poi reprimere ogni tentativo di cambiamento. Se è vero che una lotta contro questi meccanismi repressivi non può essere slegata da una lotta quotidiana contro il sistema economico e sociale che li produce, tra le esigenze immediate resta centrale la necessità di fare quadrato attorno a chi viene represso perché prova a rovesciare lo status quo. Moltiplichiamo quindi le iniziative di solidarietà, la presenza nei quartieri, rafforziamo il fronte unico delle lotte da opporre a quello padronale. Tanti proletari e proletarie hanno preso coscienza che o come classe si risponde all’attacco padronale o qualsiasi vertenza sarà destinata alla sconfitta e alla inconcludenza.

Organizziamoci al fianco dei disoccupati e delle disoccupate, facciamo sentire la nostra voce, lottiamo tutti e tutte per un mondo senza più sfruttati né sfruttatori.

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