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IL GOVERNO CONTINUA L’ATTACCO:COME RISPONDIAMO COLLETTIVAMENTE?

Ridurre l'orario di lavoro, lavorare tutti/e, lavorare meno!


 

Ci siamo espressi ampiamente, in altre occasioni, sulla decisione del Governo Meloni di tagliare il reddito di cittadinanza accompagnando tutto questo con una rivoltante campagna mediatica, politica, ideologica contro i "fannulloni sul divano".

Una campagna portata avanti h 24 a reti unificate dagli stessi parassiti incollati da decenni a poltrone di lusso da 15.000 euro al mese che, a loro volta, altro non sono altro che la voce dei padroni seduti su poltrone ben più remunerate.


Ma tutto questo, insieme alle altre misure anti-operaie ed anti-proletarie, non ha generato ad ora ampie mobilitazioni contro le misure economiche del governo. Anzi, si respira, un ulteriore divisione tra chi ha un lavoro, ma è costretto a sopportare orari di lavoro interminabili con paghe sempre più erose dall’inflazione, e chi è invece relegato ai margini del mercato del lavoro dalle più varie circostanze avverse della propria esistenza.

Questo doppio attacco sta facendo aumentare considerevolmente l’esercito proletario di riserva, già storicamente amplissimo in Italia: si allarga la già sconfinata economia sommersa, alla faccia altro della vuota retorica sulla lotta per la legalità.


La concorrenza tra lavoratori e lavoratrici per posti di lavoro invariabilmente precari e saltuari, sta spingendo molti all’emigrazione, altra valvola di sfogo delle possibili tensioni sociali. Se il governo riuscisse a varare la formalizzazione delle gabbie salariali ed il rafforzamento delle autonomie delle singole regioni tutto questo si amplificherebbe.

Certo, ci sono state numerose iniziative contro il taglio del Reddito di Cittadinanza in particolare a Sud da Palermo a Napoli, da Cosenza a Catania (su varie posizioni, angolature e con varie forme di lotta) ma tutte sfilacciate, scoordinate nei tempi, manchevoli di una proiezione pubblica unitaria lasciando ampio spazio alla narrazione dominante e alla sua capacità strumentalizzante.


Essendo già di per sé non "particolarmente partecipate rispetto a quanto si auspicherebbe" non hanno prodotto fiducia, aggregazione ulteriore e quindi un ciclo di mobilitazione. Perché mai un disoccupato percettore dovrebbe sostenere e partecipare attivamente a queste iniziative senza una prospettiva chiara, materiale e credibile?

Perché dinanzi ad una attacco governativo così imponente dovrebbe seguire percorsi che non indicano a lui la concretezza di come ottenere un salario o un modo per campare?.

Riteniamo, per questo, di non doverci limitare a fotografare la situazione. Proponiamo, senza pensare che questo sia sufficiente, alcune cose:

- Un’ assemblea nazionale che rafforzi i percorsi già esistenti - come quelli nati prima ed a seguito dell' Insorgiamo a Napoli - e coinvolga le realtà e singolarità che si sono organizzate e si vogliono organizzare in termini di "difesa ed attacco" sul tema del taglio del Reddito di Cittadinanza dentro una riflessione più complessiva sull'economia di guerra ed i costi sociali scaricati sui lavoratori, disoccupati e strati popolari.

  • La costituzione di liste dei disoccupati in tutte le città per la lotta ad un lavoro vero, dignitoso e utile ai bisogni sociali dei territori utilizzando le risorse disponibili da parte delle Regioni (forzando in particolare il programma GOL derivante dal PNRR affinché venga gestito per reali opportunità di lavoro e non le esigenze del mercato) e la mappatura, in particolare nel centro Sud, di tutti i comitati e gli sportelli per i percettori così da condividere inchieste, dati e funzionamento degli sportelli.

  • L'indicazione verso iniziative di lotta - coordinate ed in attesa di una mobilitazione nazionale contro il Governo e la manovra finanziaria - verso gli enti locali come l'esempio portato avanti dal movimento di lotta dei disoccupati organizzati di Napoli.

Su quest'ultimo punto, nelle scorse settimane, il Consiglio Comunale di Napoli (assediato come sempre dai disoccupati/e) ha votato all'unanimità una mozione di indirizzo politico rivolta al Governo, alla Prefettura, alla Regione ed al Sindaco (oltre che sulla vertenza specifica) impegnando soprattutto la CIttà Metropolitana ed il Comune di Napoli nella persona del Sindaco e dell'Assessore al Lavoro ad un documento di indirizzo da sottoscrivere unitamente alle altre CIttà del Mezzogiorno per individuare un coordinamento istituzionale atto a porre all'attenzione nazionale i dati allarmanti sui territori in termini di emergenza sociale.


Ci interessa poco, chiaramente, che si esprimano esponenti istituzionali di forze politiche corresponsabili dell'attacco alle nostre condizioni di vita e di (non) lavoro. Ci interessa molto di più individuare un percorso di iniziative che, in maniera più chiara, possano coordinarsi tra di loro, valorizzando lo sforzo e l'impegno che comunque si è sviluppato su diversi territori dando maggior fiducia agli stessi proletari che (seppur attratti da alcuni tentativi di mobilitazioni) hanno bisogno di una prospettiva reale e chiara per partecipare attivamente alla lotta.


Per questo pensiamo che - in tutte le città - possa essere utile alimentare le contraddizioni all'interno delle stesse istituzioni locali su parole d'ordine semplici e comprensibili.

Andiamo in massa sotto tutti i Comuni e le Regioni ed a gran voce poniamo il problema sul come intendano affrontare questa emergenza senza alternative! Moltiplichiamo e portiamo sui territori l'indicazione e l’esempio che ci danno i disoccupati organizzati di Napoli.


Possiamo iniziarlo a fare nelle giornate del 23-24-25 Febbraio parallelamente alle celebrazioni isituzionali per "l'inizio della guerra in Ucraina".----- Scendiamo in piazza in tutte le città con iniziative sui territori e nei quartieri popolari.

Tagliamo le spese e le basi militari, non il reddito di cittadinanza ed i salari da fame!

Senza reddito, vogliamo il salario garantito tramite il lavoro socialmente necessario a soddisfare i bisogni sociali!

Bonifiche dei territori, manutenzione e cura delle periferie, lotta contro gli sversamenti, riduzione a monte del ciclo dei rifiuti e raccolta differenziata porta a porta!

Ridurre l'orario di lavoro, lavorare tutti/e, lavorare meno!


Laboratorio Politico Iskra

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