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"MIGLIOR PAPA' DELL'ANNO 2023"

Updated: May 31, 2023





Vincenzo De Luca, il governatore della Campania, si è lasciato andare a diverse dichiarazioni durante il Forum espositivo dei beni confiscati tenutosi alla Stazione marittima di #Napoli lo scorso 21 aprile.


 

Il governatore ha puntato nuovamente il dito contro due suoi “storici” nemici: le liste di lotta dei movimenti dei disoccupati organizzati e i cd. “centri sociali”. Nemici che hanno una priorità assoluta, contro i quali lo Sceriffo ritiene sia necessario intervenire ancor prima della mafia.


Le dichiarazioni sono state accese, ma un po' confuse: si è parlato di pizzette, spinelli, centri sociali, liste di lotta, figli di papà e persino di proletariato. Un calderone probabilmente voluto, visto che De Luca sa bene che queste uscite pubbliche hanno visibilità, ma danno messaggi chiari soprattutto al suo partito. Il punto secondo noi è proprio questo: forse queste sono le ultime parole di chi si rende conto che il Partito Democratico, anche quello campano, non è proprio più il “suo” partito.


Dopo l'elezione di Elly Schlein a segretaria, Vincenzo De Luca ha rivisto alcune delle sue posizioni strategiche. Le ultime dichiarazioni potrebbero ricordare il pugno duro dello Sceriffo, il punto di vista di chi sa di poter e dover governare e controllare tutta la regione. Ma chi segue la politica e conosce le dinamiche del potere, può intuire che potrebbero anche essere l'ultimo ringhio, lo scoprire i denti di un animale messo all'angolo. Per De Luca non si tratterebbe di uno scenario mai affrontato: dato per spacciato tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, si è trasformato in un autocrate – una versione “gomorroide” di Putin e Stoltenberg – riuscendo a sfruttare il lockdown e le dirette per costruire consenso in una platea desiderosa di riferimenti autoritari e a trionfare alle successive elezioni regionali.


De Luca, oggi, sembra essere di nuovo chiuso all'angolo sia per il suo egocentrismo e il suo essere “anomalo” – anche tra le fila del PD, sia per la sua parte più dolce e adorabile: l'essere uno squisito e amorevole papà.


Il cambio di vertice nel PD nazionale e l'elezione della Schlein sembra aver influenzato la strategia con cui babbo Vincenzo era riuscito, con il sostegno del più vicino Bonaccini, a posizionare il primogenito Piero a vicepresidente dei capigruppo della Camera. Non solo: il povero Vincenzo sembra anche essere destinato a dover ridimensionare il “sogno” di una legge ad personam che preveda la possibilità di elezione per un terzo mandato regionale. Queste possibilità sembrano essersi ridimensionate (azzerate?) con l’elezione a segretaria di Elly Schlein, che sembrerebbe aver individuato una delle sue priorità nella rottura dei potentati familiari interni. Il rischio di far perdere la posizione al piccolo Piero, di essere fortemente osteggiato nella proposta del terzo mandato (con il rischio di dover gareggiare “da solo” e senza il sostegno del “suo” partito) e, dulcis in fundo, la possibilità che il PD possa raggiungere una sintesi con il Movimento 5 Stelle campano (l’ex presidente della camera Roberto Fico?) hanno spinto Vincenzo De Luca a rispolverare le “maniere forti”.


Al netto di queste possibili ipotesi, degne del miglior episodio di “House of Cards”, le dichiarazioni restano sconcertanti nel loro valore politico. Individuare lo sgombero dei centri sociali come prioritario rispetto al contrasto alla criminalità organizzata non è solo uno schiaffo a Napoli, ma a tutta la Campania, laddove tanto gli abitanti delle periferie urbane quanto quelli delle aree rurali risentono profondamente dei rapporti clientelari, dei soprusi quotidiani e della coercizione operata dal “sistema”. Di più: è uno schiaffo a tutto quel mondo sinceramente democratico che dovrebbe quantomeno stupirsi di fronte a queste parole.


Ma ancora più grave, secondo noi, è la presa di posizione personalistica nei confronti delle “liste di lotta”. De Luca è arrivato a dichiarare che, finché sarà lui l’occupante di Santa Lucia, nessun disoccupato andrà a lavorare.


Un messaggio chiaro: assimilare nuovamente alla delinquenza coloro che si mobilitano per un bisogno immediato e necessario come il poter lavorare – teoricamente garantito dalla Costituzione che i democratici tanto riaffermano di dover difendere – e confermare che gli unici meccanismi di ingresso nel mercato del lavoro in Campania sono quelli previsti dal despota Vincenzo De Luca: agenzie interinali, garanzia (di sfruttamento dei) giovani, concorsi-truffa, carrozzoni elettorali e così via. Guai a chi si permette di mettere in discussione, come fanno i movimenti dei disoccupati organizzati da 10 anni, questi meccanismi fatti di affarismo, clientelismo, precarietà.


Il despotismo deluchiano sembra mettere a rischio le stesse fondamenta democratiche su cui le istituzioni locali dovrebbero basarsi. Quali che siano le cause che spingono babbo Vincenzo a queste uscite, riteniamo che a quest’idea di potere e di “democrazia” si debba rispondere rilanciando delle lotte collettive che, a differenza dei silenzi della politica istituzionale locale, provino a rispondano ai bisogni degli abitanti delle città e della regione e non soltanto a quelle di parenti, clientele ed amici.


O forse De Luca pensa che essere un "proletario", come lui stesso si è definito, significhi sistemare al meglio la propria "prole"?

Meritatissimo premio a parte, volevamo rassicurare il “Miglior papà dell’anno”: tanti e tante nelle strade e nelle piazze, nei quartieri e nei luoghi liberati dal degrado,continueranno a lottare contro ogni forma di sfruttamento, marginalità sociale, speculazione, clientelismo, abbandono, mancanza dei diritti fondamentali.

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