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NON GUARDIAMO DALLA FINESTRA: INSORGIAMO PER...

Noi ci siamo!


 

Negli ultimi mesi il Collettivo di Fabbrica Gkn è stato capace di richiamare un ampio spettro di forze sociali, sindacali, politiche a convergere sulle mobilitazioni indicate il 18 settembre e il 26 marzo. Abbiamo sostenuto entrambi gli appuntamenti, con la forza dei numeri e della mobilitazione reale, costruendo uno spezzone di classe ben definito e riconoscibile, anticapitalista e antimilitarista partecipato da migliaia di operai/e, lavoratori e lavoratrici, studenti e studentesse. Abbiamo ospitato l'Insorgiamo Tour a Napoli consapevoli che le lotte, nel loro sviluppo e divenire rivendicativo e vertenziale, non attendano al piano, necessario, della costruzione dell'organizzazione politica. Eppure, oggi è proprio da alcune lotte esemplari che sono state indicate delle prospettive politiche: la lotta dei facchini della logistica, come in FedEx-Tnt; l'eroica battaglia dei disoccupati organizzati di Napoli; le importanti mobilitazioni studentesche in tutto il paese a seguito della morte di Lorenzo in alternanza scuola-lavoro ed appunto la battaglia del Collettivo di Fabbrica della GKN. Pensiamo che queste esperienze debbano essere conosciute e attraversate da chi ha scelto di accettare la sfida, tanto sul piano politico che su quello teorico e pratico, di capire come i comunisti oggi si debbano organizzare nel mutato contesto storico, sociale, politico ed economico. Per costruire un punto di vista autonomo e di classe bisogna predisporre percorsi di ricomposizione che non possono che avvenire su più assi e da più fronti. La costruzione del pensiero strategico avviene dall'interno delle lotte alle quali non si impartiscono lezioni che, piuttosto, da esse si traggono.

Prima dell'esplosione della pandemia del Covid-19 e soprattutto durante il primo "lockdown" ci siamo subito posti sul terreno della lotta contro la gestione capitalistica della pandemia, frutto delle contraddizioni intrinseche del sistema capitalistico, costruendo, con tanti limiti e tra mille difficoltà, un terzo polo che è riuscito a canalizzare e verticalizzare le proprie istanze producendo rabbia e conflitto di classe. Dinanzi al clima di "unità nazionale", sin dal primo governo Conte, abbiamo lavorato con tutte le forze a nostra disposizione per la costruzione di un fronte unico di classe: un’indicazione, una tattica di fase e proposta di lotta per animare l’azione comune di tutti e tutte e affrontare l'attuale situazione economica e sociale dotandosi di una piattaforma politica e/o un programma che, provando a dare risposte concrete e immediate, nascesse dai bisogni e dalle esigenze materiali delle classi sfruttate che oggi pagano il prezzo della crisi economica, sanitaria e che pagheranno il costo della ristrutturazione in atto.

Tentando un avanzamento politico della lotta di classe in Italia, abbiamo rifiutato e combattuto la prospettiva dell’unità interclassista, convinti/e che da questa crisi si esca con nuovi rapporti sociali e non con un rinnovato patto sociale. Concretamente abbiamo dato il nostro contributo per unire i lavoratori e le lavoratrici attorno ai segmenti più avanzati di classe, insieme con i disoccupati e le disoccupate, gli studenti e le studentesse, interfacciandoci costantemente con le lotte di genere, ambientali, territoriali nella prospettiva della costruzione di un fronte di classe e di lotta che potesse quanto meno discutere unitariamente di come affrontare l’attacco padronale e la ristrutturazione in atto dinanzi alla quale eravamo (e lo siamo ancora) impreparati/e e disarticolati/e.

Mentre continuiamo a dare forza e vitalità alle battaglie che conduciamo con le realtà e le organizzazioni sindacali che ci siamo sempre trovati a sostenere e con cui ci siamo trovati/e spesso a lottare fianco a fianco, vogliamo mettere a disposizione questo bagaglio, questa esperienza, queste forze nella prospettiva che oggi il Collettivo di Fabbrica GKN sta indicando, perché riteniamo sia mossa dalla stessa volontà che ci ha spinto fino ad oggi alla ricerca di uno spazio comune. Riteniamo inutile contrapporre contenitori e perimetri che fanno a gara alla convocazione di momenti e scadenze, conservando ognuno i propri percorsi. Non si tratta di negare punti di vista, opinioni e differenze, si tratta anzi di darne il giusto spazio per metterli a verifica nel concreto delle lotte e non nel mondo delle idee.

Necessitiamo di una forza capace di dare voce al malessere sociale di milioni di lavoratori e lavoratrici e di sfruttati/e, di coloro che vivono sulla loro pelle, quotidianamente, gli effetti delle politiche di fame e miseria imposte dal sistema di produzione capitalistico per salvaguardare la mole sempre più ingente dei profitti finiti nelle tasche dei padroni. Una forza che sia in grado di condividere un intervento di massa, organizzato, capace di influenzare anche il dibattito all'interno delle organizzazioni del sindacalismo di base e conflittuale, dei movimenti sociali e delle lotte/comitati territoriali, pervenendo e interpellando anche i tanti lavoratori e le tante lavoratrici ancora iscritti/e in altri sindacati ma soprattutto i/le tanti/e giovani/e non sindacalizzati/e.

Il salto di qualità da compiere dovrà essere duplice: da movimento spontaneo a movimento organizzato, da singola lotta o vertenza, a lotta sociale complessiva. Lavoreremo affinché quanto messo a disposizione del Collettivo di Fabbrica GKN possa andare in questa direzione con il nostro supporto, il nostro lavoro e la nostra genuina volontà, seguendo alcune prospettive cardine:

  1. Favorire meccanismi e momenti per sostenere le lotte dei lavoratori e delle lavoratrici al di là delle appartenenze sindacali. Riteniamo che l'esperienza della GKN abbia l'enorme responsabilità di dover parlare con i settori di lavoratori autoctoni, in particolare metalmeccanici, ancora abbagliati dai sindacati confederali o peggio lasciati in una situazione di passività. Ai compagni e alle compagne della Gkn chiediamo di essere motore propulsivo della convergenza con le lotte dei facchini della logistica, dei portuali, dei riders ecc.…per allargare questo "campo magnetico" per l'unità di classe.

  2. Lavorare per riunire quelle migliaia di militanti, attivisti/e, sinceri/e anticapitalisti persi/e in mille rivoli con un piano programmatico comune che funga da baricentro per sprigionare nella lotta economica, nelle campagne di solidarietà, la necessità di far emergere un punto di vista anticapitalista nelle lotte ma soprattutto nella società. Una convergenza che si basi su un programma minimo e che sia in grado di darsi una forma organizzata: nodi territoriali e strumenti comuni comunicativi per scuotere le masse dall'apatia e dalla subordinazione dal nemico di classe e dall'indifferenza in materia politica. Una prospettiva che ponga il raggiungimento di obiettivi minimi senza limitarsi ad essere risucchiata nelle compatibilità e/o nella mera prospettiva elettoralista.

  3. Mettere in luce il contesto in cui siamo entrati e sviluppare collegamenti e rapporti internazionali ed internazionalisti. La crisi storica del modo di produzione capitalistico, che dal 2001 ad oggi è passata attraverso un seguito ininterrotto di guerre, crisi finanziarie, una grande recessione, assaggi di catastrofi ambientali, una pesante pandemia e la sua gestione criminale e caotica, segnala la fine definitiva dell'ordine politico internazionale nato a Yalta. Siamo su un piano inclinato ed avviati verso una ulteriore esplosione a catena delle contraddizioni del capitalismo globale. Al termine di questo gigantesco caos può esserci una nuova guerra su scala generale, oramai sdoganata anche nella comunicazione ufficiale, se continueremo a non avere, come movimento proletario internazionale, la capacità di metterci di traverso facendo "saltare il tavolo".

Manovre di guerra, disciplinamento sociale, il carovita, gli aumenti delle tariffe e dei prezzi, distruzione del sistema pensionistico, dell’istruzione pubblica, del sistema sanitario e degli altri servizi pubblici, il peggioramento dell'inquinamento e della devastazione dell’ambiente. È su questi temi che dobbiamo sviluppare la nostra denuncia e la nostra mobilitazione: questo sistema riporta la lancetta della storia all'indietro mentre lo sviluppo delle forze produttive, se liberato da questi rapporti sociali di produzione, potrebbero garantire all'umanità non la barbarie in atto ma un futuro dignitoso e radioso.

Come compagni/e riteniamo che questo lavoro non sostituisca la necessità, ancora urgente e attuale, dell'esistenza di un rinnovato soggetto politico comunista in Italia, e quindi di un’organizzazione delle avanguardie culturali, intellettuali, politiche che conferiscano alle lotte quella coscienza "per sé", di sé stesso, dei propri interessi in quanto classe, che non può essere meramente rivendicativa. È il compito storico della costruzione del partito rivoluzionario, la cui discussione di certo non può qui essere affrontata ma, a differenza del passato, si sta già affrontando in tanti e interessanti contesti. Senza, non vi può essere rottura rivoluzionaria con il sistema capitalista-imperialista.

Sulla base del contesto attuale di escalation imperialistica continuiamo a pensare, come in pieno lockdown, che sia fondamentale sviluppare un’opzione politica e di classe visibile, un punto di riferimento nel nostro paese per migliaia di lavoratori e lavoratrici e di sinceri/e comunisti/e. Senza la capacità di farsi soggetto politico non esiste possibilità di creare un riferimento di classe per il proletariato che rischia di rimanere inerme nel portare avanti le sue battaglie, finendo travolto dal mare in tempesta di questi tempi così complicati e forieri di cambiamenti. Il comunismo, e il materialismo dialettico, è innanzitutto scienza della realtà prima che ideologia politica. E rispetto ai fatti in corso, l'analisi della realtà è questione di riconoscimento delle evidenze prima che di schieramento e posizionamento.

Da qui partoriamo la nostra indicazione prima esplicitata, altro tempo da perdere non c'è: organizzarsi per la guerra contro il capitale partendo dalla nostra classe e da una generazione che è nata e cresciuta nella crisi allevata in un orizzonte di aspettative decrescenti. Solo così possiamo ridare libero flusso al marxismo vivente, che non si appaga mai di ripetizione scolastiche e di formulari, per consentire l'attrezzaggio preventivo delle armi teoriche e pratiche di cui deve disporre un'autentica organizzazione rivoluzionaria. Non solo quindi i “principi" ma soprattutto i “programmi”, quali attrezzi di strategia e tattica, verso un nuovo orizzonte da costruire. Il virus del capitalismo lo si combatte solo ponendo all'ordine del giorno un programma di transizione contro l'ordine capitalista. Oggi il capitale ha difficoltà ad agire oltre la settimana, a noi tocca guardare ad un orizzonte legato all'instaurazione di un programma di transizione finalizzato alla fuoriuscita dal rapporto sociale del capitale è l'unica forma di realismo politico.

Ma per fare questo bisogna innanzitutto costruire la forza materiale capace di farlo vivere. Il compito che abbiamo davanti e che avranno le nuove generazioni è immane perché in tempi di "pace" si è avallata una politica che ha messo in cantina la "lotta di classe organizzata", l'aspirazione ad essere "classe dirigente" e quindi il tema del potere politico. Oggi, dinanzi al corso caotico e criminale del capitalismo e delle sue guerre imperialiste, avremmo avuto altre carte da giocare oltre le risposte spontanee ed insufficienti prodotte, più che dalla coscienza, dalla necessità di difendersi. Sta a noi ed alle nuove generazioni capire quali strumenti immediati e quale organizzazione più complessiva sarà capace di disertare i piani di guerra e miseria e mettere all'ordine del giorno il piano di transazione per superare questi rapporti sociali.

Noi ci siamo!

Laboratorio Politico Iskra

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