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VERSO UN AUTUNNO DI LOTTA, PER UNA NUOVA PRIMAVERA DI CLASSE

Comunicato conclusivo del Rise Up festival


 

Dal 16 al 18 luglio a Napoli si è svolto con successo il “Rise Up! Festival”, un evento di confronto politico e socialità tra organizzazioni politiche che negli scorsi mesi hanno lottato spalla a spalla. Nei dibattiti abbiamo affrontato i temi cruciali dell’attualità: lavoro, salute, istruzione, ambiente e repressione. L’assemblea conclusiva del 18 luglio ha tratto un bilancio della discussione e tracciato nuove traiettorie per le sfide del nostro tempo, a partire dagli appuntamenti di lotta dell’autunno che ci aspetta.


La fase che stiamo vivendo è drammatica e preoccupante. I venti di guerra soffiano sempre più forti, aumentano lo sfruttamento e la miseria mentre i profitti dei pochi capitalisti crescono a dismisura. La crisi accelerata dalla pandemia diventa l’occasione per imporre licenziamenti una nuova precarizzazione del lavoro e l'abbassamento dei salari per portare a compimento i piani di ristrutturazione sulla pelle dei lavoratrici e lavoratori e degli strati popolari. Non si arresta la devastazione ambientale


In un solo anno in Italia si sono persi almeno 945mila posti di lavoro, prima di tutto tra donne e giovani. Migliaia di lavoratrici e lavoratori sono stati licenziati nonostante il blocco in vigore nel primo anno di pandemia, a partire dai settori più combattivi della classe operaia. La battaglia dei lavoratori della logistica TNT-FedEx ancora in corso contro la chiusura del magazzino di Piacenza è l’esempio più vivido della risposta operaia all’offensiva padronale, che passa inosservata laddove manca una adeguata risposta dei lavoratori e i sindacati agiscono per conto del padrone. Oggi con lo sblocco dei licenziamenti questa tendenza andrà generalizzandosi e travolgerà milioni di lavoratori in vari settori. Le chiusure di interi stabilimenti, dalla Gianetti Ruote alla GKN, sono ormai una realtà dopo mesi di misure di tamponamento e cassa integrazione da fame.


Il Governo Draghi, sorto per garantire al meglio i profitti dei settori maggioritari della borghesia italiana e far valere i loro interessi sul piano internazionale, ha fin da subito mostrato il suo vero volto. La partita per spartirsi la torta del PNRR è l’occasione che i capitalisti italiani aspettavano per rilanciare un nuovo ciclo di accumulazione e conquistare nuove posizioni nella competizione internazionale. In questa direzione vanno lette le proposte sulla deregolamentazione degli appalti, il rinnovo dei contratti collettivi, la pianificazione per investimenti strategici in settori chiave dell'economia nazionale; così come il processo di transizione ecologica da realizzare in debito. lette l’assunzione del comando della missione Nato in Iraq da parte dell’Italia e l’apertura di nuove basi in Africa orientale, così come l’aumento della spesa militare per tutelare gli interessi dei monopoli italiani all’estero. Una ristrutturazione economica che pur di far ripartire l’accumulazione di profitto è accompagnata sempre più da una repressione violenta di chi pratica lo sciopero e delle avanguardie di lotta, nel tentativo di frenare ogni opposizione ai piani governativi e padronali. L’uccisione di Adil Belakhdim e i tentati omicidi delle operaie e degli operai in lotta negli ultimi mesi segnano il livello dello scontro di classe in corso nel paese e non possono lasciare indifferenti.

Oggi più che mai serve una risposta conflittuale, che stringa attorno alla lotta della classe operaia milioni sfruttate e sfruttati, studentesse e studenti, disoccupate e disoccupati. L’esempio di lavoratrici e lavoratori più combattivi deve spingerci a lottare con maggiore determinazione per rilanciare una stagione di lotte, contro i piani di ristrutturazione capitalistica e le misure antioperaie e antipopolari dei governi. La costruzione dello sciopero generale sarà una prova fondamentale per uscire dallo stato di isolamento e legare davvero le vertenze, generalizzando la lotta contro i licenziamenti e i piani di ristrutturazione. L'allargamento dello sciopero un banco di prova fondamentale per ogni opzione politica che voglia porsi all'altezza dello scontro in atto.


La lotta contro la repressione deve diventare un terreno di battaglia politica per costruire e rafforzare i legami di solidarietà di classe che governo e padroni vorrebbero spezzare, a partire dal lancio di una Cassa di Resistenza Operaia per sostenere gli scioperi e le spese legali.


Contro un’istruzione sempre più classista, è necessario rilanciare il movimento studentesco in ogni scuola e ateneo d’Italia. Oltre un anno di didattica a distanza intermittente e fallimentare ha causato finora un pesante crollo delle conoscenze e delle competenze. Ma il modello formativo che vogliono i padroni è sempre quello che ci prepara alla schiavitù del lavoro salariato insegna ad essere gli schiavi del domani, attraverso l’alternanza scuola-lavoro e i tirocini gratuiti e un insegnamento nozionistico che taglia le gambe allo spirito critico. È sempre quel modello che costruisce scuole di serie A e di serie B, che esclude chi non può permettersi cifre esorbitanti per studiare e fa rischiare la vita a milioni di studenti e studentesse in strutture fatiscenti.


Per tutelare la salute dei lavoratori e delle lavoratrici, calpestata prima e durante la pandemia, non basta lottare per un sistema sanitario pubblico e gratuito. Bisogna lottare contro gli interessi di profitto che producono le nocività e le morti sul lavoro, che avvelenano i territori e negano il diritto alla vita e alla salute a milioni di persone, attorno ad una centralità maggiore che devono assumere i bisogni della classe lavoratrice per una lotta al diritto politico alla salute che attraversi ogni ambito della vita.


La lotta per la difesa dell’ambiente è efficace se individua i responsabili dei piani di devastazione, se contrasta l’inquinamento che è figlio di questo sistema attraverso una rottura con il capitalismo e non fermandosi alle petizioni di principio nel quadro della compatibilità con gli attuali rapporti di produzione. Partire dai territori devastati per sviluppare una proposta politica che rompa con il ricatto salute-lavoro e ponga la centralità di una riappropriazione collettiva delle terre da bonificare con un processo pagato da chi ha inquinato.

L’autunno è alle porte e non possiamo restare a guardare. L’Italia ospiterà a Roma il G20, summit internazionale dei principali paesi capitalisti che si concluderà il 30 ottobre a Roma. La mobilitazione contro questo vertice dovrà trovare nei lavoratori e nelle lavoratrici il proprio baricentro e la propria punta avanzata, per non sfociare nella ritualità della contestazione ma praticare davvero dentro ogni piazza un’opzione di rottura radicale e conflittuale contro questo modello di sistema economico e sociale che si chiama capitalismo.


Lo sciopero generale del 18 ottobre sarà l’occasione di costruire finalmente una risposta unitaria e combattiva, dando seguito agli importanti segnali di queste settimane e portando nei fatti i lavoratori sul terreno della lotta. La costruzione di questa giornata di lotta ci vedrà in prima linea in ogni fabbrica, in ogni magazzino e posto di lavoro per discutere nelle assemblee e diffondere le ragioni dello sciopero. Ma anche in ogni quartiere, territorio o scuola; in ogni periferie e luogo in cui si annida lo sfruttamento e ribolle la volontà di organizzarsi per una alternativa possibile in ogni ambito della società. Sappiamo ciò che fa male ai padroni e a chi detiene risorse e mezzi di produzione. Non servono nuove formule per rappresentare il conflitto, ma la determinazione nel praticarlo davvero. Solo così riusciremo a costruire una mobilitazione incisiva e di ampio respiro, che a partire dal protagonismo dagli scioperi dei lavoratori possa costituire un terreno di lotta efficace e lungimirante. Una mobilitazione che crediamo debba essere aperta a tutte quelle forme diverse di lavoratrici e lavoratori, soggetti di nuove forme di sfruttamento capitalistico; che crediamo debba abbracciare prassi eterogenee volte ad una concretizzazione generalizzata dello sciopero come blocco produttivo. Con lo sguardo rivolto in avanti, crediamo sia indispensabile rafforzare e proseguire la discussione per superare le nostre attuali insufficienze e dotare la classe operaia degli strumenti per resistere e contrattaccare.


Il “Rise Up! Festival” si conclude con un bilancio positivo e segna un avanzamento nella discussione politica attraverso il confronto collettivo. Un percorso di discussione che prosegue e che non termina oggi, che continua mettendo a verifica le tesi dei dibattiti nella concretezza della lotta di classe. Ringraziamo i compagni e le compagne che hanno portato il loro contributo al dibattito, riaffermando la necessità di proseguire in questa direzione con la massima apertura verso tutti coloro che non sono riusciti a partecipare ma guardano con interesse agli obiettivi di discussione e di lotta che abbiamo condiviso, sperando di poter incrociare e far incontrare sempre di più pratiche e contenuti. Ora si tratta di fare avanzare nella realtà le traiettorie che abbiamo voluto tracciare, per dare l’assalto al cielo. Avanti verso lo sciopero generale del 18 ottobre, la mobilitazione contro il G20, verso un autunno di lotta e una nuova primavera di classe!


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